démodée

Sono una fanatica delle riparazioni e del riciclo. Adoro dare vita a cose apparentemente da buttare. Oppure, concedere loro un’altra possibilità, decontestualizzando, reinventando (perdonando!?)…
Dal punto di vista estetico, questa attitudine è decisamente romantica. Il cuore è preda di sentimentalismi nostalgici e… Oh! Come gettare quel terribile maglione che portavo in terza media? Facciamoci una coperta a pachwork stile clochard in place Bastille.

Moralmente parlando, questo sentimento è di retaggio cattolico, ché tutti hanno una seconda possibilità e non si vive di usa e getta! Perbacco.

Socialmente e culturalmente – credo – contadinesco. Il contadino aggiusta e ripara, non sperpera e rispetta la natura e gli oggetti. Per lo meno il contadino del XX secolo, adesso non lo so.

Anyway, tutto ciò è molto out. Lo so. Démodé, sorpassato – parola che word si ostina a correggere in “demodè”, senza che io comprenda il motivo di tanta cattiveria gratuita nei confronti del francese.

Ah, sì, mi piace molto anche correggere. Per questa ragione mio fratello sostiene che debba fare l’insegnante. In realtà, per ora, ho un tedio incredibile nel confrontarmi seriamente con l’ignoranza altrui: mi basta la mia. Il fatto delle correzioni, soprattutto grammaticali, semantiche, linguistiche, penso proprio che sia ascrivibile allo stesso romanticismo di cui dicevo. Una sorta di purismo della lingua, di un attaccamento alle parole, al loro significato nascosto, alla loro etimologia…

…Trèèèès démodé!

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