Dal Sogno al Segno – Franco Maria Ricci

Parma, 8 dicembre 2017

Oggi, al Teatro Regio di Parma, c’erano molte persone.

Un appuntamento insolito, in una cornice che profuma di storia e di casa.

L’occasione era festeggiare l’ottantesimo compleanno di Franco Maria Ricci con la proiezione di un film documentario dedicato alla sua incredibile vita: Éphémère – La bellezza inevitabile.

Un grafico, un editore, un collezionista, un sognatore…

Durante il documentario si sono susseguite testimonianze, immagini, musiche e parole: tante voci per rendere omaggio a un uomo che, come sottolineato da Vittorio Sgarbi, ha fatto della propria vita un’opera d’arte.

Oggi a Parma è capitato un fatto commovente: un pubblico eterogeneo e multiforme ha applaudito all’unanimità e con calore dopo la visione di un documentario biografico, dai toni eleganti e pacati, senza suspense, senza colpi di scena. Dietro a questi applausi ci sono tanti racconti: c’è l’affetto di chi conosce e ama Franco Maria Ricci, c’è chi applaude alla sua vita fuori dalle righe, c’è chi applaude a una storia di successo, c’è chi applaude, semplicemente, poiché si è divertito.

Ci sono anche io, ferma immobile nella mia posizione defilata, in terza balconata laterale: sono rimasta attonita per la commozione, sconvolta per l’energia che mi sono ritrovata in corpo dopo questo regalo inaspettato. E pensare che mi ero presentata a teatro senza troppa aspettativa, temendo di imbattermi nell’ennesima noiosa kermesse! Invece…  

Invece qui, mentre al Teatro Regio si festeggia Franco Maria Ricci, a me giunge, come un’epifania, tutta l’urgenza di una “Bellezza Inevitabile”.

Quanto salverebbe, nel quotidiano, “saper svelare il Bello laddove ancora gli altri non lo vedono”? Significherebbe affrancarsi dalle paludi della standardizzazione, del servilismo, del relativismo. Vorrebbe dire creare nuovi mondi, nuove arti, tracciare nuovi caratteri.

Confluisco anche io, dolcemente, nell’applauso; per ringraziare, certo, ma più ancora per dare corpo a questo spirto guerrier ch’entro mi rugge, e vibra, e trema dinanzi alla forza di un uomo che ha tramutato un Sogno in un Segno – perfetto, eterno, salvifico.

L’impressione, alla fine dell’evento, è quella di aver contemplato un meraviglioso mosaico i cui tasselli sono scorci diversi per far luce sulla storia di un uomo brillante, ostinato e geniale, che ha saputo sempre insistere, sempre persuadere, sempre coinvolgere, sempre creare.

Tra tutti i racconti che hanno composto il mosaico, ne custodisco in particolare tre.

  1. Il primo è quello che riguarda l’amicizia solidale e l’interscambio intellettuale e professionale che Ricci ebbe con Jorge Luis Borge. La storia di questa amicizia rivela la capacità di Ricci di tessere relazioni salvifiche e ispiratrici ma ci parla anche dell’importanza di fare rete tra amanti del bello, accademici, intellettuali e artisti, per costruire, sostanzialmente, un mondo migliore.
  2. Il secondo tassello che fisso nella memoria parla di Laura Casalis, la moglie di Ricci : mi ha colpito l’idea che quest’uomo, così fecondo, sarebbe stato forse meno prolifico se non avesse avuto una paziente nutrice al suo fianco. Quanto conta, nella vita, trovare qualcuno che creda nelle nostre idee, profondamente, e che concretamente ci aiuti a trovare gli spazi per dare loro voce?
  3. Come terzo tassello che compone il racconto, scelgo quella che – ad oggi – è l’ultima impresa di Ricci: la realizzazione del Labirinto della Masone. Sebbene sia il più grande al mondo, la straordinarietà di questo labirinto non è la sua estensione e, nemmeno, la quantità e la qualità delle opere d’arte che sono custodite al suo interno, bensì il suo enorme potere imaginifico. A Fontanellato, Ricci ha saputo concretizzare le sue visioni, ha dato forma a un pensiero, ha reificato l’ossimoro di una collezione completa! Più che ad un mausoleo – come proposto da Sgarbi – io paragonerei il Labirinto di Franco Maria Ricci a un arco di trionfo, a un enorme arazzo, a una gioiosa via crucis della bellezza.

Bellezza è la parola chiave che accomuna tutti i tasselli del mosaico, anzi, ne è il volto nascosto: si scorge in controluce il viso di Venere – dea dell’amore, dea della bellezza – Madonna sacra, di ispirazione divina e beltà profana, forza dirompente, Madre Natura. Franco Maria Ricci ha sposato la bellezza e la ricerca di essa, e ne ha fatto un mestiere. Non è straordinario?

Se gli domandassimo “Dov’è la Bellezza? Dov’è quella Bellezza che salverà il mondo?”, lui – mi immagino – risponderebbe, mostrandoci i suoi libri: “Eccola, la Bellezza! Essa vive nel Segno”.

Ricci ha trovato un modo nuovo per tracciare segni, per raccontare storie, per creare immaginari; proprio in questa forza creatrice l’uomo può trascendere la realtà e agisce su un piano divino: per tutta la vita ha compiuto un’azione d’amore totale – e spesso folle, a prima vista – per qualcosa di effimero, ma profondamente necessario e vero.

Soprattutto, Franco Maria Ricci ci testimonia la potenza, devastante e rivoluzionaria, della Bellezza.

Merci, Monsieur Éphémère!

♣ Per saperne di più: www.francomariaricci.com

8 Commenti

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