L’ABITO DA SPOSA (O SULLE METAMORFOSI DEI TRENT’ANNI)

È inverno, io sono preda di una fastidiosissima influenza quindi agonizzo a letto con Vanity Fair e l’iphone: leggo un po’, mi annoio molto e ogni tanto dormo… Niente di sconvolgente, a parte l’incredibile imbruttimento.

 

Poi, il FATTO.

improvviso, immotivato, folle fatto: per la prima e inconsulta volta della mia vita, mi ritrovo a digitare su Google immagini: “abiti da sposa”.

Non so come, parte il loop.

Vestiti da sposa

Abito da sposa

Come scegliere il vestito da sposa

Diecimilaottocentosettantaquattro “Il look dell’anno da sposa / guarda la Gallery!”

 

Cribbio.

 

Ora, non è che non li avessi mai guardati…Infatti: quando mia zia e la mia migliore amica si sono sposate sono anche andata alla prova dell’abito (bellissime, bellissime)!

Poi c’è stato anche un periodo in cui mi ero innamorata dell’abito da sposa in vetrina di un negozio in centro a Parma, nella via in cui abitavo, e mi ci fermavo davanti due volte al giorno, per 5 minuti circa.

 

Ma, quelle volte lì, il vestito da sposa era nel mio sguardo tipo una borsa di Hermès, oppure le gambe di una modella: che cosa bella! oh, come le sta bene!

Pura ammirazione, senza neanche “desiderio di”.

Invece, lo sguardo di ‘sta volta ne ha del volitivo, del decisionista, del possessivo; guardo i vestiti pensando a me, a quello che piace a me, a quello che indosserei io.

 

Ebbene, l’ho trovato!! Ho guardato un centinaio di immagini e poi h o t r o v a t o i l m i o v e s t i t o d a s p o s a.

A questo punto il mio mondo si è distorto e io sono impazzita.

Febbricitante, nel corpo e nella mente, nell’arco di tre ore ho scelto anche la chiesa, la location, il menù, il viaggio di nozze e finanche le bomboniere. 

 

Ora che si è abbassata la febbre, questa idea del matrimonio mi è rimasta appiccicata come quei vestiti che lascio nella lista dei desideri degli shop online. 

 

Per peggiorare le cose, ho accennato il discorso a Papabile Marito:

 

“Sai, mi capita di pensare a cose strane!”

“Che cose?”

“Mah, non so, tipo l’idea di sposarti… “

“Eh, ma ci penso anche io!”

“Ah….”

“Eh…”

“….Dici che è perché siamo vecchi?”

“Beh, forse sì. Io non ci avevo mai pensato prima…”

“Io sì, ma ora mi rendo conto che erano tutti pensieri molto spirituali”.

[Ho sempre immaginato di sposare i ragazzi di cui sono stata innamorata… Ho immaginato di sposarli dopo il terzo bacio! Questo qui da dove è sbucato? Ero sicura che, proprio lui, io non l’avrei sposato. Pensavo fosse una simpatica cotta!]

“Comunque, io ho paura!”

“Di cosa?”

“Di dover pulire mentre tu guardi la televisione, di essere data per scontato, di dover interpretare il ruolo della rompipalle, di diventare chiatta, isterica e di rinunciare a fare le cose che mi piacciono perché abbiamo interessi diversi!”

“Hai ragione, ma ci possiamo impegnare entrambi perché non succeda”

“Va bene. Mi passi un fazzoletto?”

“Tieni”

“Grazie”.

 

Mentre le mie amiche esultano all’incresparsi del mio snobbismo intellettuale allergico alle romanticherie stereotipate, io mi chiedo cosa cavolo succede, che meccanismo perverso c’è sotto. La pressione sociale? L’età? L’immaginario collettivo? Le attese sottese?

 

Spero mi passi insieme all’influenza. Quel maledetto vestito costa come una settimana alle Hawaii.

 

Apollo e Dafne di Gian Lorenzo Bernini presso la Galleria Borghese (Roma), ph. mymindisyellow

 

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