PLAYLIST | 04.2018 | SPOTIFY

NON ASSOMIGLIO AD UNA LINEA DI CONTORNO

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Playlist e testo di Tommaso Ronchini

Solitamente sono una persona rigorosa e ligia alle regole, anche quelle più insolite o inutili: per esempio, mai due canzoni del medesimo artista nella stessa playlist.

Di rado mi concedo deroghe, ma per la scaletta di questo mese lo strappo è decisamente giustificato.

L’artista in questione è una donna, Maria Antonietta: è sulle scene da ormai diversi anni ma io l’ho conosciuta soltanto alcune settimane fa, quando mi è capitato di ascoltare Deluderti – il singolo che dà il titolo al suo terzo ed ultimo album. Il pezzo mi è piaciuto così tanto che mi sono lanciato ad ascoltare tutte le tracce: mi ricorda un po’ Carmen Consoli, tantissimo Sara Loreni e si è fatta produrre da Colombre… insomma, come ho fatto a non calcolarla prima d’ora?

Per (auto)perdonarmi il ritardo di una simile scoperta musicale, ho aggiunto d’istinto anche Pesci.

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Da metà marzo in poi sono usciti tanti di quegli album che servirebbero almeno 3 playlist per rendere giustizia a tutti. Stavolta ho dovuto fare alcuni tagli clamorosi (chiedo scusa a Motta, Vivere o morire mi sta piacendo moltissimo!), ma vedrò di recuperare a maggio.

Quindi, a parte la giovane italiana Maria Antonietta… cosa bolle in pentola?

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Per rimanere in tema femminile, ecco Need a little time, nuovo singolo di Courtney Barnett –  di ritorno con un nuovo album solista pochi mesi dopo l’ottima collaborazione con Kurt Vile. Un’autentica certezza.

Per rimanere in tema “giovani artisti italiani emergenti”, Quando ho incontrato te di Cosmo.

E pensare che fino ad un paio d’anni fa faceva il prof di Storia!

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Per rimanere in tema di artisti nostrani (nel senso di parmigiani), l’attesissimo ritorno dei Winter dies in june, a quattro anni di distanza dal magnifico e celebratissimo The soft century (a proposito, uno dei miei album preferiti in assoluto): il nuovo singolo Aeroplanes apre il mini-concept Penelope, Sebastian ed è esattamente ciò che volevamo sentire da Alain Marenghi e soci.

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Per rimanere in tema “punti di riferimento”: ecco Once in my life, brano d’apertura ed uno dei momenti migliori dell’ottava fatica dei Decemberists – che sono una delle principali fonti di ispirazione dei Winter, per chi non se ne fosse accorto.

E poi, ancora Eels, Beach House e Sufjan Stevens: non ci stancheremo mai di ascoltarli. E non fidatevi di Pitchfork, che da anni demolisce i lavori di Mark Oliver Everett senza alcuna valida ragione!

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Twin Fantasy dei Car Seat Headrest, infine, è la chiusura perfetta di quello che, ad oggi, è senza dubbio il miglior album del 2018: vi consiglio di leggere tutti i testi e di ascoltare bene le parole.

In chiusura: avete presente quando la mattina vi alzate con un motivetto in testa? Che poi vi rimane in mente tutto il giorno, finché arrivati a sera sentite non l’urgenza di riascoltare quella canzone almeno 3-4 volte?

Ecco, con i Wilco mi succede spessissimo: Misunderstood non fa eccezione.

Buon ascolto!

Non mi piace quando parli e quindi

resta zitta.

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