polvere

 

C’è stato un periodo in cui, quando ero sola, per la massima parte del mio tempo libero, piangevo. Con questo intendo sia che nei momenti liberi ero spesso sola, sia che spesso piangevo.

Piangevo di sconforto e rabbia, per lo più; non saprei definire l’origine di tanta angoscia; solo, talvolta, riuscivo a dare un nome – o un volto – alle cause scatenanti. Ma poco importa.

Spesso c’entrava l’amore, insomma la coppia, insomma quell’intruglio di incomprensioni e attrazione che legano per un certo periodo due persone. Ecco, allora che nel mio caso mi sembrava che la persona fossi solo io, mentre “l’altro” era più un individuo: e con la categoria “individui” intendo classificare quei soggetti che hanno un epicentro profondissimo e dalla potenza gravitazionale sconvolgente, pertanto egoriferiti, individualisti, tutta psicologia e niente sociologia.

Una solitudine magari non effettiva, ma senz’altro di intenzione.

Invece a me, a tante persone come me, piace pensare per due, per tre… Al plurale, insomma. Queste anime senza armatura, nel peggiore dei casi si ritrovano spappolate dalla Corazzata Individualista, che rotola allegra sul velluto come le palle del biliardo. Nel migliore dei casi, invece, si ritrovano a fare il personaggio del satellite curioso: e girano intorno a dei bei pianeti… Che non si smuovono per niente! Solo, ogni tanto, quando si rendono conto di avere un ammiratore in orbita, salutano con la mano e inviano qualche contentino: scintille qua e là, briciole di stelle.

A volte provavo a prendere queste briciole d’amore e, nella mia solitudine, le masticavo piano: sapevano solo di terra bruciata.

 

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