Vicino Oriente. Da Aleppo a Mosul di Gertrude Bell

Recensione per MAGAZZINO CUBO 2 

finito di stampare nell’aprile 2018

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Vicino Oriente. Da Aleppo a Mosul 

di Gertrude Bell

Curiosando nel blog di Francesca Laureri (bonjourpetite.com), tra i consigli di lettura, sono incappata in questo libro, edito nel 2017 da Nuova Editrice Berti (nuovaeditriceberti.it), con una nota al testo di Cecilia Mutti. Una congiuntura femminile e squisitamente parmigiana, per farmi approdare a un testo tutt’altro che convenzionale.

Tra i moltissimi titoli annoverati nella narrativa di viaggio, ho deciso di scegliere questo per tre principali motivi:

uno, è una pubblicazione recente poiché fino ad ora non esisteva la traduzione in lingua italiana – e, in ogni caso, anche l’edizione originale in lingua inglese del 1911 non era molto conosciuta;

due, è un diario di bordo autentico e poco romanzato, con un approccio più scientifico che romantico e,

tre, è stato scritto da una donna fuori dal comune.

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Gertrude Bell (1868-1926) è stata un’archeologa, una cartografa, un agente segreto e una scrittrice. Appassionata conoscitrice del mondo orientale di inizio secolo, ha trascorso la sua esistenza in solitaria, dedicandosi al viaggio e alla ricerca. Ha avuto un ruolo di responsabilità nella creazione del moderno stato dell’Iraq e ha trascorso gli ultimi anni della sua esistenza a Baghdad, a servizio dell’Alto Commissariato Consultivo britannico e dedita alla promozione della cultura, tramite l’istituzione delle prime scuole per donne musulmane e di un museo d’archeologia iracheno.

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Da questa donna dal profilo straordinario, riceviamo in regalo un resoconto dettagliato e un po’ ruvido del suo viaggio da Aleppo a Baghdad, poi ancora fino a Mosul nel 1909, il periodo successivo alla “rivoluzione dei Giovani Turchi”, ovvero nella fase in cui il lento Impero Ottomano stava cercando di modernizzarsi dopo la concessione della Costituzione, da parte del sultano.

La lettura di Vicino Oriente provoca un’immersione in atmosfere, dialoghi e geografie velate dal sole cocente, da secoli densi di storia e dal mistero. I riferimenti alla cronaca del tempo sono dati per scontato, i passaggi tra un racconto e l’altro impliciti e la narrazione segue l’incedere faticoso dei protagonisti nel deserto.

Attraverso le parole della Bell, si può sentire il sole che lacera la pelle, si possono ascoltare le conversazioni polverose compiute sul dorso dei cavalli, si può ammirare la magnificenza delle vestigia dell’Impero Ottomano e si può percepire tutta la memoria dei grandi popoli protagonisti del passato, mentre l’eco delle migrazioni e delle guerre si propaga dalle sponde del Tigri e dell’Eufrate.

Il racconto di questo viaggio, nella culla mediorientale del mondo, è anche gravato dalle anticipazioni, sollecite, ai drammi che poi sono esplosi nel presente.

Il lettore viene trasportato in un’avventura fuori dai confini delle sue conoscenze e delle sue convinzioni.

«Ho indugiato a lungo sul rialzo. Facevo la conoscenza di un mondo che era nuovo per me, ma che era incommensurabilmente vecchio e antico per fama. La bellissima distesa spoglia del deserto andava da Est a Nord a Sud. Sconfinata, immersa nello splendore morbido del sole di febbraio. Lunghi e dolci pendii, colline basse e nude, le anse tortuose e nobili dell’Eufrate che lambivano quella terra arida e spoglia.»

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Sopra ogni cosa, resta il profumo dolce della scoperta di un mondo “altro”, un Oriente vicino ma lontano che, spesso, ancora oggi, non riusciamo a capire.

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> Gertrude Bell, Vicino Oriente. Da Aleppo a Mosul, Nuova Editrice Berti, 2017, ed. or. 1911.

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