segno dei pesci


Mi presento.

Ciao, ho il nome più inflazionato degli anni Novanta, sono stata concepita sotto il segno di Chernobyl e sono nata sotto quello dei pesci.

La mia educazione, per certi versi, si è infilata nelle fila di generazioni di borghesotte cattoliche molto perbene, con moltissimi buoni principi, lezioni di pianoforte, “dai il buon esempio” e libri sotto le braccia a tavola, MA, al contempo, ha permesso di sfogare il mio dinamismo sportivo, creativo, conoscitivo. Guizzi tipici dei pesci, dopo che stanno fermi immobili a lungo.

C’erano i racconti della sera, le gite in montagna, le avventure sull’argine, le giornate al mare, i giochi nei pomeriggi d’estate, la ginnastica artistica, il disegno la pittura e la musica.

Alla scuola materna mi gasavo un sacco perché stavo sempre coi più grandi e oltre tutto ho partecipato all’interclasse un anno prima. Abbiamo fatto una recita con tutti gli animali della savana e io ero un’antilope ma ho dipinto la mia maschera senza sapere come fosse fatta, un’antilope. Vabbé.

A volte papà mi veniva a prendere con la moto da cross e allora camminavo a sei metri de terra, così come quando veniva il nonno con il camion vecchio, quello giallo, e mi potevo sedere sul motore che sembrava una poltrona.

Giocavo a n’importe quoi e non rompevo mai le scatole. Una bambina indipendente, indeed. Mia madre racconta sempre di quando in montagna ho passato una mattina a urlare “da solaaa” perché volevo camminare anziché farmi portare in spalla. Avevo un anno e mezzo ed ero stupida, è chiaro. Ora mi farei portare in braccio anche in bagno.

 

 

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